Bruno D’Aleo

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Bruno D’Aleo

Photojournalisme

de Bruno D’Aleo (Italie)

My name is Bruno, I’m 28 years old and I work for a Consulting Company in Italy. Beside my engineering studies, I’ve been always fascinated by photography and in the years I took the chance to be engaged in different trips around the world to get in touch with multicultural environment trying to focus my shots on reportage.

During a 4 days workshop in Barcelona I focused on a standard working day life of a Professor of a school of Hospitality, but also on his students and customers trying to show the modern side of Catalan food culture.


Portfolio du workshop Photojournalisme avec Ed Kashi, Avril 2015.

Revue écrite par ENRICO STEFANELLI,
Fondateur et Directeur Artistique du Festival Photolux

L’approccio alla storia è corretto e lo sguardo del fotografo ha colto dei momenti che ben rappresentano la scuola, la cucina, il ristorante e tutto quello che, da un punto di vista lavorativo, vi accade. Quello che forse manca è un’unitarietà del lavoro, o meglio aver trasmesso una coerenza nelle atmosfere, una possibilità offerta forse dalla ricerca di una possibile unitarietà delle luci o sfruttando altri dettagli di natura tecnica.

Nella prima foto, per esempio, l’uso del grandangolo per una fotografia “ufficiale” di gruppo non è corretto laddove non si dia “spazio” all’estremità del fotogramma evitando così la “distorsione” delle persone, causata proprio dall’uso del 17. Anche nella fotografia numero 2 e in quella numero 3, pur comprendendo la gestualità, non si riesce a capire esattamente cosa stia facendo la persona ritratta o cosa stia mostrando nella mano, seppur in entrambe, la composizione sia curata. In queste tre fotografie, comunque, l’atmosfera e le luci appaiono molto simili e quindi si registra un’unitarietà del lavoro. L’atmosfera e la forza del racconto cambia decisamente nella parte centrale del lavoro, dalla fotografia 4 alla fotografia 6, dove si registra una marcia in più rispetto al resto: sia la luce sia i tagli sono più convincenti e facilitano anche la lettura dell’immagine. Nella fotografia 7 e nella numero 8 si torna a una registrazione pura e semplice di cosa stia accadendo e del risultato ottenuto dal cuoco ma senza che ci sia un’aggiunta di un proprio “punto di vista”. Lo stesso di può dire per le fotografie seguenti dove però cambiano le atmosfere i cui toni caldi e le luci scure stridono un po’ con il resto delle immagini, interrompendo il ritmo del racconto e raccontando un’atmosfera molto diversa che confonde la lettura complessiva. Questa l’impressione che si ha guardando il progetto così come presentato su Flickr. Tuttavia, se il lavoro fosse invece pensato per un magazine, l’editing e l’impaginazione potrebbero in quel caso permettere di dividere in due/tre “sezioni” il racconto e dunque utilizzare i due registri in modo più fluido e coerente.

Nella fotografia numero 9 si registra decisamente un calo rispetto alle altre. La forte luce della finestra cattura l’attenzione e la distoglie dai 3 soggetti che comunque non stanno facendo niente degno di nota. Anche il punto di vista non eccelle. Tra l’altro con questa fotografia cambiano decisamente (e di nuovo), rispetto alle precedenti, l’atmosfera, le luci, l’ambiente e anche il tuo modo di raccontare. (forse questa è una parte che “sentivi” meno e che hai dovuto fare per puro “esercizio”).

Mi vorrei, infine, soffermare sulla numero 10. Questa infatti, registra un buon momento di conversazione fra i due clienti al tavolo. Molto bello l’attimo colto in cui la gestualità della mano rafforza il colloquio fra i due. Quello che disturba sono le due bottiglie che si frappongono fra il fotografo e i soggetti e, visivamente, anche fra i due soggetti. Hai comunque fatto benissimo a non togliere le bottiglie con photoshop in quanto questo sarebbe stato un grave errore di etica da un punto di vista della documentazione reportagistica. (Ciò è stato oggetto anche di diversi dibattiti tenutisi recentemente ad Amsterdam in occasione degli Award Days del World Press Photo). Diverso se invece tu avessi dovuto lavorare per un servizio finalizzato alla realizzazione di un book per la scuola o un depliant pubblicitario per il ristorante. In questo caso la “pulizia” dell’immagine sarebbe d’obbligo e potresti fare diversamente (magari semplicemente spostando le bottiglie prima dello scatto).

Quello che però decisamente manca è un “tuo” punto di vista e una “interpretazione” della scuola o comunque del luogo di lavoro. Come interagiscono fra loro i maestri, gli chef e gli studenti? Cosa accade all’interno della cucina? All’interno di ogni ambiente di lavoro c’è vita. Talvolta c’è anche la musica di sottofondo (non so se questo è il caso) e questo aiuta a “sciogliere” l’atmosfera che vive anche dei momenti di tensione o ritmi molto serrati di lavoro. Ma tutto questo non appare. Difficile raccontarlo in 10 fotografie, sono d’accordo. Comunque non mi è parso di percepire questo sforzo. Se invece l’input da te ricevuto fosse stato quello di “registrare” asetticamente il lavoro, allora questo è stato fatto.

Il progetto presenta dunque alcune criticità sulle quali vale la pena riflettere e cercare di lavorare ancora un po’, ma l’impianto narrativo complessivo funziona e va sicuramente nella direzione giusta con l’avvertenza di cercare di “inserire più momenti di vita” all’interno dello stesso. Senza dubbio il portfolio acquisirà una maggior forza


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